Sei giorni per scoprire e cercare di capire, sei giorni tra fiere, realtà produttive, showroom, mostre e centri residenziali, sei giorni per toccare con mano una realtà come quella del mercato dell’arredo cinese, di cui tutti parlano ma che pochi hanno il coraggio di guardare dritto negli occhi.
La Cina, lontana dall’essere soltanto quella terra ricca di fascino, tradizione e cultura, ha sollevato il velo e ha mostrato al mondo il proprio volto competitivo, fatto di una crescita interna irrefrenabile, di una competitività economica senza precedenti, diventando di fatto “non uno dei tanti attori dell’economia mondiale, ma come il più grande attore mai apparso sulla scena in tutta la storia del genere umano” (Lee Kuan Yu, Senior Minister, Singapore).
Fondando le proprie radici sulla forza dell’economia interna (la crescita ad un tasso variabile fra l’8 ed il 10% annuo farà della Cina la prima economia mondiale entro il 2020) e sulla domanda nazionale alimentata da una popolazione di oltre 1.300.000.000 di abitanti, il colosso Asiatico ha lanciato il guanto di sfida verso tutti i mercati mondiali, raggiungendo un valore dell’export nel 2005 di oltre 762 miliardi di dollari.
Come una marea a cui non si possono porre argini il prodotto made in China sta progressivamente invadendo tutti i settori produttivi in tutti i mercati internazionali, affermandosi grazie ad una leva di prezzo che nessuna nazione occidentale riesce a sostenere a causa dei differenti costi della manodopera.
Come comportarsi di fronte a questa situazione? Meglio assumere una posizione conservatrice e protezionistica oppure cercare di adattarsi alla situazione e verificare quali possibilità vengono rivelate da questa nuova condizione dell’economia mondiale?
Le imprese lombarde del settore arredamento, ed in particolare quelle del Distretto del Mobile della Brianza, storicamente arroccate dietro una posizione di accusa verso il fenomeno del plagio e di difesa verso comportamenti di concorrenza sleale, oggi sembrano aver imboccato con decisione questa seconda strada, aumentando la consapevolezza che la crescita ed i numeri del mercato cinese apriranno opportunità anche per la produzione made in Italy.
Considerando la crescita esponenziale dell’edilizia (nel 2000, in Cina, si contavano oltre 1600 miliardi di metri quadri di nuova superficie lorda in costruzione, mentre sono state completate opere per 807 milioni di mq) unitamente al fenomeno dei “nuovi ricchi” con capacità di spesa di tipo occidentale, la Cina si prospetta come un mercato potenziale di sicuro interesse per il prodotto di lusso, destinato sì ad una fascia di mercato di nicchia, ma di enormi dimensioni considerando il numero della popolazione cinese: “rispetto a noi i ricchi cinesi hanno gli armadi quasi vuoti, a volte necessitano anche degli armadi” ed inoltre “chi è, o vuol sembrare, veramente in alto nella scala sociale, o del lusso o del gusto, non può comprare l’imitazione al posto dell’originale, perché questo fatto smaschera subito il suo vero stato di provenienza.” (Ampelio Bucci, economista. Imprenditore del Made in Italy. Titolare della MIES, Società di Consulenza Strategica e Formazione dei settori Moda, Design e Comunicazione).
Sulla base di queste considerazioni le imprese del settore hanno ben compreso la necessità di rivisitare la propria strategia di approccio al mercato cinese, utilizzando tutte le competenze e quella creatività che hanno fatto del settore dell’arredo italiano il più apprezzato e famoso nel mondo.
Per poter capire in che modo cavalcare “l’onda economica” asiatica è però necessario che le imprese abbiano la possibilità di osservare prima, analizzare e comprendere la realtà di questo mercato, per rendersi conto del suo stato dell’arte con realismo ed onestà, senza falsi pregiudizi e luoghi comuni.
Affermare che il sistema produttivo cinese prospera soltanto grazie alla copia del design italiano e che il loro livello di qualità non potrà mai raggiungere quello del prodotto made in Italy è troppo limitante. E’ necessario approfondire i motivi della loro crescita più in profondità e dall’interno, verificando quali possibili strategie di differenziazione si possono mettere in atto per non cadere in una sfida, quella del prezzo, già persa in partenza.
Alla luce di tutte queste ragioni, CLAC, grazie al supporto della Regione Lombardia e della Camera di Commercio di Como, ha deciso di sostenere le imprese lombarde in questa attività di approfondimento del mercato cinese, organizzando dal 15 al 21 marzo una serie di iniziative a supporto del settore legno arredo.
Con l’obiettivo di promuovere il valore del design italiano attraverso operazioni di carattere culturale, verificare l’interesse del consumatore cinese verso il prodotto made in Lombardia, approfondire e toccare con mano la realtà produttiva e distributiva di questo mercato asiatico, il progetto “La valorizzazione del prodotto di arredo lombardo nel mercato cinese” ha scelto di confrontarsi direttamente con la Cina più vera, quella fatta di imprese e produzione low cost, spalancando le porte di un territorio ben differente dalle “occidentali” Pechino, Shanghai ed Hong Kong.
L’iniziativa ha portato un piccolo gruppo di imprenditori lombardi alla scoperta dell’area del Guangdong, che si caratterizza oggi come una delle zone a più alta densità produttiva di arredo del mondo: il triangolo compreso fra Dongguan, Shenzhen e Guangzhou, al di là delle differenti dimensioni geografiche e di popolazione, può essere paragonato per la specializzazione produttiva al Distretto della Brianza, in cui è nato e fiorito per decenni il settore dell’arredo italiano.
Se le città più moderne come Beijing e Shanghai rappresentano nell’immaginario collettivo i principali mercati di consumo del prodotto di arredo, è proprio in questa area geografica che nasce la forza di questo settore produttivo, grazie ad una presenza imprenditoriale e distributiva capillare ed altamente specializzata. E se Dongguan, Shenzhen e Guanzhou rappresentano il cuore produttivo dell’arredo cinese, la città di Lecong è in grado di distribuire nel mondo tale produzione, creando un sistema altamente efficiente e specializzato.
Come poter toccare con mano in un tempo purtroppo limitato una realtà tanto grande e caratterizzata da tante differenti sfaccettature? CLAC e le imprese coinvolte hanno deciso di “andare alla scoperta” di differenti aspetti del mercato cinese dell’arredamento muovendosi sul territorio con la curiosità e l’interesse di chi ha desiderio di capire, ragionare e cercare risposte con senso critico.
Partendo dalla visita alla Fiera 3F (International Famous Forniture Fair) di Dongguang, attualmente la più grande manifestazione dedicata all’arredamento in Cina e riconosciuta come una delle più attraenti piattaforme commerciali per i buyer di tutto il mondo, la missione esplorativa ha approfondito la qualità del prodotto Made in China spostandosi alla Fiera di Guangzhou, una struttura fieristica tanto imponente quanto funzionale per ospitare iniziative di questo genere.
E come poter capire la distanza che ancora divide la qualità produttiva del prodotto Made in Italy da quello low cost cinese se non affondando mani e naso nella polvere e nel truciolo delle imprese produttrici cinesi? Grazie alle collaborazione in loco della società Darren Group è stato possibile aprire agli imprenditori lombardi le porte di alcune realtà produttive, che, come un pugno allo stomaco, si sono rivelate ben lontane da quelle sfatte realtà aziendali che troppo spesso accompagnano l’immaginario collettivo circa “la fabbrica cinese”.
Impianti che operano dalle 12 alle 16 ore giornaliere, dimensioni aziendali che non contano meno di 600 dipendenti, costi della manodopera che arrivano a 50 dollari al mese, ma soprattutto impianti tecnologici e macchinari produttivi italiani e tedeschi, che garantiscono di raggiungere livelli qualitativi ormai assolutamente apprezzabili.
In questo quadro, che a prima vista potrebbe apparire piuttosto deprimente per le nostre imprese, è nata però forte la consapevolezza che spazio di manovra per il nostro sistema produttivo esiste anche in Cina, focalizzando la propria attenzione sulla fascia di mercato alta ed altissima, fatta di quel gruppo di ricchi cinesi che non popola solo le città “del consumismo cinese”, ma anche i “sobborghi” produttivi della provincia asiatica. Poco lontano dalle imprese e dai fumi di un sistema fuori controllo ambientale nascono infatti centri residenziali dai nomi esotici e stranamente a noi famigliari: gli imprenditori hanno constatato che a “Laguna Verona” gli appartamenti e le ville (tutte “sold out”) dispongono di spazi abitativi paragonabili se non superiori a quello che offre il nostro mercato immobiliare, e che questi piccoli paradisi fatti di laghi artificiali, centri benessere, club esclusivi e raffinati, sono un mercato di assoluto interesse.
In questo tour fatto di imprenditori curiosi e interessati si è rafforzata la consapevolezza latente che nel panorama del moderno mercato globale giocare a nascondino con il mercato cinese non è più possibile. Restare rintanati dietro le mura della propria fabbrica non serve a rafforzare la competitività del nostro sistema: in attesa di aiuti legislativi concreti che possano tutelare un sistema produttivo che troppo spesso si vede scippato della propria ricerca, sono necessari degli interventi che vadano a “stanare il nemico” in casa propria.
In questa ottica il progetto ha previsto l’organizzazione all’interno della fiera 3F Famuos Furniture Fair di Dongguan della mostra “iMade: i modi del produrre”, il cui obiettivo è il racconto di quei valori di ricerca industriale che sottendono la messa a punto di processi produttivi nell’industria italiana dell’abitare, una industria che consta al suo interno realtà fra loro molto differenti che hanno tuttavia in comune la stessa ricerca di una identità alta della produzione per la casa.
E’ oggi improrogabile l’organizzazione di quanti più eventi possibili siano in grado di educare a quei valori di ricerca e innovazione che sole caratterizzano la produzione Made in Italy una società che nel 2004 ha assorbito prodotti di arredo per un valore di 30 miliardi di dollari. Soltanto azioni di questo tipo possono valorizzare le imprese dell’arredo lombardo, il cui valore di brand, riconosciuto ed apprezzato in tutto il mondo, è pressoché sconosciuto alla maggior parte del mercato cinese, che si caratterizza come un sistema fondamentalmente “no name”.
E per verificare le reazioni di questo mercato verso una produzione Made in Italy di alto livello è stata organizzata presso lo showroom IS Gallery di Dongguan una piccola collezione di prodotti lombardi, raggruppati sotto la sigla “Brianza Design: qualità, ricerca e innovazione”.
Senza la pretesa di voler essere un’azione in grado di risolvere tutti i problemi che la crescita del mercato cinese sta causando al sistema italiano, il progetto “La valorizzazione del prodotto di arredo lombardo nel mercato cinese” ha voluto essere un piccolo passo per meglio avvicinare gli imprenditori lombardi alla comprensione del “fenomeno Cina” e per evidenziare i valori sottesi al prodotto Made in Italy in questo complesso mercato di riferimento.